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FORSE NON DI MENO, NON NECESSARIAMENTE DI PIU’, DI CERTO QUALCOSA DI DIVERSO

01 gennaio 2014 – sono le 01.30 del nuovo anno e sto facendo zapping come a volte mi capita prima di andare a dormire. Questa notte non ci sono i soliti programmi della notte ma tutta una nutrita serie di interviste dove politici, personaggi dello spettacolo, opinionisti e vi dicendo commentano il 2013 che abbiamo appena lasciato dietro l’angolo ed esprimono desideri su come gradirebbero fosse il 2014. C’è chiede la pace nel mondo, chi maggior rispetto per l’ambiente e chi dice che non val la pena di dannarsi l’anima visto che è già tutto scritto; tirando le somme sulle diverse opinioni abbiamo che tutti, che per un verso chi per l’altro, giudica negativamente il 2013 e si auspica un 2014 “migliore”.

Concordo, intanto, sul fatto che il 2013 sia stato un anno che ha messo a dura parecchie persone ( se non l’intero paese) in termini di crisi del lavoro, instabilità politica, maggiori tasse e spese, perdita di potere d’acquisto e altre sciagure bibliche; ciò che invece mi lascia un attimo perplesso è l’auspicio affinché il nuovo anno sia migliore. Migliore… migliore…migliore… mah!? Non mi fila come parola, è per questo che ho qualche riserva, un po’ come dire che di sicuro nel 2014 ci impegneremo di più accettando però, implicitamente, le stesse regole del gioco che sono valse per il 2013. Ma queste regole ci andavano veramente bene? Le avevamo accettate o semplicemente mandate giù, come un boccone amaro o insipido? O magari non ci avevamo neppure pensato? Stringendo stringendo, se proprio dobbiamo esprimere un proposito per l’anno nuovo  vale la pensa impegnarsi promettendo un generico “maggior impegno”? O forse è arrivato il momento di fare qualcosa di diverso, di cambiare quelle stesse regole che noi stessi ci siamo imposti, dicendoci che andavano bene così?

Pensiamo al 2013 e a tutti quei termini che abbiamo sentito ripetere fino a quasi averne la nausea: spread, pil, licenziamenti, cassa integrazione, produttività e pensiamo per un attimo a quei  doveri che ci siamo imposti a livello individuale: reddito, produttività, performance, tempo, e via di seguito. Ora, per puro esercizio, immaginiamo di impegnarci per il 2014 proprio in questi medesimi termini: maggior reddito, aumento della produttività, miglioramento delle performance e più efficiente gestione del tempo. Continuiamo ora, sempre per puro esercizio, ad immaginarci da qui ad una anno con ben 365 spesi a realizzare i nostri propositi ma senza aver conseguito reali e concreti risultati tangibili; che faremo l’anno prossimo? Continueremo a insistere pigiando sugli stessi tasti che ben poco hanno da dare o imprimeremo una svolta ai nostri progetti e proponimenti?  Non so voi, ma io ho l’impressione che già da questo anno è opportuno correggere il tiro fissando obiettivi “diversi”. Volete uno spunto? Ce ne sarebbero ben più di uno da proporre  ma uno di questi mi penso vi stimolerà parecchio, si tratta della “diversificazione delle abilità”.  Ecco quello che dovete fare. Pensate al vostro lavoro e preparatevi a valutarlo nei diversi modi in cui può essere svolto; non dovete cambiare il vostro lavoro (a meno che non lo vogliate espressamente)  ma cambiare le modalità con cui lo svolgete o con cui svolgete alcune fasi di esso. Questo processo in quattro step è utile  sia per chi è dipendente che per chi è in proprio.

step n. 1 – prendete carta e penna e abbastanza istintivamente stilate un elenco di parole che descrivano le modalità con cui svolgete il vostro lavoro. Le parole potrebbero essere: noioso, lento, veloce, stressante, preciso, interessante, impegnativo, ecc. Secondo me una lista di 5-10 parole va più che bene;

step n. 2 – adesso individuate quelle parole che, semplicemente, vi piacerebbe cambiare. Anche qua fate la vostra scelta di pancia, lasciando stare cuore e cervello;

step n. 3 – rimpiazzate ora le parole con altre che considerate maggiormente attraenti per il contesto in questione;

step n. 4 – considerate le singole parole una alla volta,  nella loro importanza e pregnanza e ponetevi, in rigorosa sequenza, le seguenti domande per ciascuna parola;

  1. come dovrebbe essere il lavoro perché la parola lo rappresenti onestamente?
  2. cosa dovreste fare voi perché il lavoro si svolga proprio nel modo che vi rappresentate?
  3. quale è il primo passo da fare perché il lavoro si svolga e si sviluppi proprio in questi termini?

step n. 5 – annotate il tutto su un foglio e ammiratelo  perché questo è un buon progetto per reinventare il lavoro (o la fase del lavoro) da cui siete partiti. Concentratevi ora sulle risposte che avete dato alla domanda n. 3 fissate un termine, un scadenza, entro cui compiere il primo passo. Ora il progetto è diventato un piano d’azione e se volete, mentre muovete i primi passi, prendete nota dei passi successivi che vi verranno in mente.

Vi auguro un 2014 da accettare serenamente, da vivere semplicemente e da amare sinceramente.

 Cristian

Paragleiter am Himmel

29/agosto/2013 – da quando mi occupo di imprenditorialità, e dunque di scelte, mi è capitato parecchie volte di suggerire ad altri di vedere le cose in maniera diversa, sotto un’altra luce, di cambiare prospettiva. Altro volte ho consigliato di sforzarsi di vedere le cose ad una certa distanza, come a volersi allontanare da ciò che si osserva. Se in certi casi il consiglio è servito a qualcosa, in altri ha aiutato ben poco le persone ad uscire da una situazione; tuttavia il consiglio di cambiare prospettiva è e rimane un buon consiglio in quanto serve a restituire alle persone la possibilità di scelta tra le diverse opzioni che la medesima situazione presenta. Riconosco però che non è sempre facile guadagnare prospettive diverse che porteranno ad assumere decisioni più consapevoli e i motivi possono essere parecchi e diversi. Ecco due situazioni classiche in cui il cambio di prospettiva può non apparire di immediata realizzazione, ad esempio:

–          quando si chiede alle persone di uscire da proprio ruolo/posizione conferendogli così una visuale che normalmente non gli apparterrebbe. Per fare ciò occorre sospendere il giudizio della persona e farlo lavorare di immaginazione ricorrendo, per l’appunto, agli “immagina se…”, oppure,

–          quando si tratta di un mutamento di prospettiva temporale, focalizzando l’attenzione delle persone su quello che succederà in futuro prescindendo da come si risolverà la situazione attuale. Ecco che ricorrerete allora agli “immagine come sarà tra … giorni/settimane/anni”.

Chi non riesce a cambiare prospettiva tende a sottolineare proprio il fatto di non farcela oppure che pur riuscendovi non ne trae vantaggio alcuno; in entrambe i casi potreste notare che le persone descrivono la situazione come “troppo grande”, “troppo pesante”, “troppo importante” e via di seguito. Cosa potreste dedurne? Semplicemente che le persone non riescono ad osservare la situazione con quel distacco necessario per cambiare punto di vista, in altre parole le persone non riescono a farci il giro intorno. Può sembrare banale ma non lo è; fate fare alle persone un passo indietro rispetto all’esperienza che stanno vivendo e solo se saranno riuscite a far questo chiedetele di cambiare prospettiva. La dimostrazione dell’efficacia  questa tecnica la potete trovare osservando attentamente i giocatori di biliardo. Per capire la traiettoria e la forza da imprimere alla palla non si mettono certo ad osservarla sempre più da vicino fino quasi  toccarla col naso; all’opposto, se ne allontanano e la osservano da diversi angolature perché solo così hanno maggiori possibilità di mandare la palla in buca.