19/luglio/2013 – ho appena finito di vedere con il più grandicello dei miei figli una puntata di Darren Brown – Paura  e Delirio, versione italiana trasmessa su DMAX del programma inglese Fear & Faith. Nella puntata venivano mostrati i risultati di un esperimento in cui ad un gruppo di persone, tutte con particolari problemi di ansia e fobie, veniva somministrato un farmaco per aiutarle a superarle. Il farmaco in questione era stato fino ad allora utilizzato solo in ambito militare per aiutare i soldati a vincere la paura nei conflitti a fuoco e aumentarne così la performance. Inutile dire come il farmaco in questione fosse un placebo, ossia privo di qualsiasi principio attivo, al limite un qualche grammo di zucchero, il cui effetto derivava esclusivamente dalla suggestionabilità di coloro che lo assumevano. Più che di un singolo esperimento si trattava di diversi esperimenti che vedevano coinvolti vari gruppi che ricercavano nel trattamento obiettivi diversi: chi voleva vincere la fobia delle altezze e chi voleva smettere di fumare, chi voleva acquisire maggiore sicurezza nei rapporti con gli altri e chi voleva risolvere una fastidiosa forma di dermatite e tutti, per non dire la quasi totalità, traevano indubbi vantaggi e risultati positivi proprio come era stato loro prospettato. Wow.

A questo punto vorrei soffermarmi su due aspetti particolarmente interessanti, anzi affascinanti. Il primo riguarda i benefici del farmaco placebo (non ricordo il nome, solo che era l’anagramma delle parole your mind). Questi spaziavano, come detto, dalla cura della pelle alla cura di certe fobie, ebbene, l’effetto desiderato e ottenuto era proprio quello che Darren Brown dichiarava: se diceva che avrebbe tolto loro il vizio del fumo le persone smettevano di fumare, se prometteva maggior facilità nei rapporti di socializzazione ciò avveniva, e così via. Come otteneva ciò? Combinando la volontà della persona che, ad esempio, dichiarava di voler smettere di fumare, con l’anticipazione degli effetti che il farmaco, passo dopo passo, avrebbe prodotto. Volendolo vedere da una diversa prospettiva, spiegando in anticipo gli effetti  diceva già all’inconscio dei partecipanti quali sensazioni avrebbero sperimentato. In ipnosi conversazionale questa tecnica prende il nome di “anticipazione” e suoi effetti li sperimentiamo tutti noi innumerevoli volte, senza nemmeno accorgercene. Il secondo aspetto, ancora più tosto, è legato al fatto che il farmaco “lavorava” al posto di colui che lo prendeva: se il fumatore non aveva sufficiente forza di volontà per buttare la cicca avrebbe provveduto il farmaco e così a seguire per la mancanza di sicurezza per affrontare gli sconosciuti o le altezze. In altro parole il farmaco, una volta entrato in circolo, avrebbe fatto esattamente quello per cui era programmato.

La puntata non era ancora finita che già mi era balzato in mente una equivalenza PAROLE=PILLOLE perché, a ben pensarci, con le parole succede allo stesso modo: con le parole puoi anticipare sensazioni tristi come bellissimi sentimenti, puoi suggerire esperienze e comportamenti, puoi chiede aiuto come offrirne e per assicurarsi la giusta suggestionabilità basta fare degli onesti complimenti, segnalando così alle persone che hanno fatto la cosa giusta e l’hanno fatta bene. Questa è la magia delle parole perché anch’esse, come le pillole, “lavorano”. Occhio dunque a quando vi fanno troppo complimenti, specie se siete inclini all’adulazione, perché vi stanno proprio somministrando un bel placebo.

19 luglio 2013